Work-life balance indica la capacità di bilanciare in modo equilibrato lavoro (quindi impegno professionale, carriera, ambizioni) e vita privata (famiglia, svago e interessi personali).

Sostanzialmente vorremmo e potremmo tendere è un livello di soddisfazione complessivo ovvero di benessere in ogni sfera quotidiana. Da anni il work-life balance è al centro delle attenzioni, tanto dei lavoratori che delle Aziende. In effetti il risultato di un buon equilibrio è a beneficio di entrambi.

Perché oggi se ne parla sempre di più?

Innanzitutto, appunto, perché è stato ampiamente verificato -in organizzazioni di diverse dimensioni- il vantaggio in termini di partecipazione, produttività, motivazione.

Secondariamente perché l’ingresso nel mondo del lavoro dei Millennials e della generazione Zha accelerato l’esigenza e il processo di approccio concreto.

Non c’è una formula universale e assoluta, ovviamente. Così come sono diffuse scelte come l’orario flessibile e il telelavoro così possono funzionare spazi ricreativi condivisi, un buon sistema di break rigeneranti, la garanzia di giusti periodi di ferie e in generale un’attenzione al carico di lavoro e allo stato di salute ed energia del team (in maniera peraltro da evitare pesanti situazioni di stress o assenteismo).

Sono sicuramente ambiti molto interessanti da approfondire.

A priori però c’è sempre la cultura aziendale e quindi la mentalità dell’imprenditore. In sostanza è spesso proprio l’imprenditore il primo a non riuscire a credere, praticare, trasmettere, l’equilibrio che coniuga brillantemente vita lavorativa e vita personale.

Perché? Ci sono una cattiva gestione del tempo, l’ossessione della fretta, la mancanza di una programmazione strategica, a remare contro. Spesso trovo imprenditori e manager in affanno, un affanno costante e purtroppo inconcludente. Corrono dietro l’emergenza. Hanno accumulato l’abitudine a essere genericamente in azienda più che a essere realmente in azione. Il rischio è girare su se stessi e a vuoto come trottole.

Il potere personale, il carisma, l’efficacia, la leadership, i risultati di business, dipendono in larga misura dal clima aziendale, dalla lucidità, dal pensiero positivo, dal coinvolgimento emotivo e dalla creatività.

Io insisto: il primo obiettivo di un imprenditore 4.0 è migliorare l’investimento su se stessi e poi riversarlo in azienda. L’evoluzione personale è anche conciliare azienda, affetti, divertimento, relazioni sociali. E questo aiuta prima se stessi e poi l’intero team

Non è affatto un caso che l’azienda che pratica una politica che favorisce il work-life balance attragga talenti e trattenga facilmente le persone di valore. E a sua volta questo rimette in circolo stimoli e coinvolgimento attivo e vitale.

Del resto spesso dilatare i tempi lavorativi non significa avere più risultati ma impoverire le nostre risorse e le nostre energie, vivere sotto stress negativo, mettere a dura prova la nostra passione e la nostra convinzione.  

Le vere leve per il raggiungimento degli obiettivi affondano le radici nelle qualità e nelle energie che riusciamo a esprimere e a trarre entro la soglia del piacere. Quello è il punto di equilibrio cui aspirare: quel bilanciamento tra lavoro e vita che rispetta e potenzia la nostra umanità.

Stimolo riflessivo: perché un imprenditore, che è notoriamente uomo di potere, dovrebbe farsi gestire dal tempo e dalle contingenze quando potrebbe imparare a fare il contrario? Non è più il caso di rimandare!