Quanta più mediocrità circola tanto più serve eccellenza

La globalizzazione, la concorrenza dei Paesi emergenti con la conseguente guerra dei prezzi, la contrazione dei consumi, ha sferrato un duro colpo a molte aziende, soprattutto medio-piccole, impreparate alla trasformazione e a un nuovo concetto di competizione.

Paradossalmente, nell’epoca del progresso e delle novità, il risultato degli andamenti economici è stato sostanzialmente un abbassamento di livello qualitativo dell’offerta e questo, in un circolo vizioso, non ha fatto che penalizzare ulteriormente le organizzazioni prive di un progetto di fuga e salvezza.

Parlo non a caso, di fuga, perché sostanzialmente la sopravvivenza o -ancora meglio-la buona tenuta sul mercato, oggi non può che trovarsi sottraendosi appunto all’arena insostenibile dei colossi, dei prodotti di massa, dei prezzi stracciati.

Quello che va recuperato è proprio il concetto di qualità. Bisogna offrire differenza e garanzia. Questo è ciò che il pubblico cerca nel marasma del mercato.

L’impresa che vuole vincere la sfida del nostro tempo, mantenere la propria posizione, affacciarsi su nuovi territori, sviluppare programmi sostenibili, deve necessariamente ambire all’eccellenza: distinguersi è la parola d’ordine.

L’eccellenza richiede competenza nella sua più profonda e accertata accezione e questo rende necessario saper attrarre e trattenere talenti. Nell’impresa del III° millennio le Risorse Umane sono la vera marcia in più per introdurre innovazione, fare scelte originali, raggiungere il miglior target, fare tendenza.

Ecco, fare tendenza, creare ciò che non esiste e fare meglio ciò che esiste, calamitare la clientela e sapere sempre come soddisfarla, migliorare i servizi, interpretare i bisogni e i desideri in divenire o addirittura ispirarli.

Questa è la vera ‘rivoluzione del marchio’: l’imperativo è saper sedurre e mantenere le promesse. Rivoluzione che può passare solo dai quei contenuti superiori che sono l’asso nella manica dei talenti e di imprenditori lungimiranti. Sono solo le persone il vero valore aggiunto, in tutto. E allora il successo è delle capacità, dell’intraprendenza, delle scelte sagaci, delle intuizioni illuminate.