Quanto pessimismo circola in questo periodo nelle aziende? Quanto produce in termini di raggiungimento degli obiettivi e in strategie evolutive?

Per dare valore al relax di agosto ritengo molto interessante stimolare riflessioni di ampio respiro ma di stringente concretezza.

Credo che saranno i valori umani, il vero atout delle aziende del III° millennio.

Avevamo quasi smesso di usarla, l’espressione ‘valori umani’, ed ecco che invece torna prepotentemente alla ribalta.

I cambiamenti forti e repentini, lo sviluppo esponenziale delle tecnologie ICT, le compagini sociali culturalmente complesse e diversificate, le pressanti esigenze di attenzione all’ambiente, ci espongono a sollecitazioni enormi e profonde. A ciò si aggiungono le trasformazioni indotte dall’espansione dell’intelligenza artificiale e delle sue applicazioni. Tra spauracchi e realtà, siamo tutti chiamati a una svolta di mentalità e a una nuova responsabilità, quella appunto dei valori umani.

Parlo di mentalità in molti sensi e direzioni.

In un mondo di comunicazioni elettroniche, di mercati globalizzati, di convivenze variegate, saranno pregnanti e premianti una mentalità di relazione e uno spirito collaborativo.

L’epoca scivolosa delle difficoltà economiche, della concorrenza agguerrita, delle tendenze in costante variazione, vuole qualità di resilienza -o addirittura e meglio, di antifragilità-, di autoefficacia, di passione, di creatività.

Più delle competenze, sempre acquisibili e aggiornabili, faranno sentire il loro peso positivo in azienda la curiosità, la visione sistemica e multidisciplinare, l’energia innovativa, l’atteggiamento ‘vincente’.

E’ difficile ‘misurare’ i valori. Siamo forse abituati a valutare le conoscenze, le esperienze, i risultati. Eppure oggi non possiamo fermarci al background e neanche al pur valido know how professionale. La persona proattiva può colmare un eventuale gap di preparazione e in tempi brevi risultare una risorsa straordinaria.

Tutto è destinato a modellarsi diversamente, anche la professionalità.

Possiamo certamente considerare l’ottimismo un ottimo asso nella manica.

E’ naturale non riferirsi a una positività cieca, di maniera, inconsistente. Alludo a un ottimismo che è espressione di capacità di confronto con le criticità, di carica propositiva, di predisposizione al ‘successo’, di ingegno e di abilità comunicative e relazionali.  

La persona dinamica, costruttiva, orientata alla soluzione, è naturalmente incline all’efficienza e all’efficacia, caratteri che di per sé rispondono a qualsiasi ruolo!

L’ottimismo del III° millennio è quello che vede oltre l’ostacolo, studia l’alternativa, trova nell’errore la lezione e nel problema un’occasione. E’ quello che non perde tempo in polemiche. E’ quello che trova sempre una leva da azionare.

Per l’ottimista è sempre più facile sviluppare ridondanza cognitiva e quindi accrescere la capacità di osservare l’evoluzione di un contesto da una molteplicità di punti di vista.

Il III° millennio sarà quello che ci sapremo creare, responsabilmente e audacemente. Da un lato dunque connessi agli sfondi in movimento e alle relative istanze sociali e culturali, dall’altro lanciati e capaci di intravedere oltre, di innescare meccanismi virtuosi, di generare il business che non c’è.