Il tempo sembra sempre correre a una velocità superiore a quella che ci serve per fare tutto quello che dobbiamo o vogliamo fare.
È la classica spina nel fianco per l’orizzonte di risultati e obiettivi.
La sua gestione è dunque un evergreen delle preoccupazioni aziendali e degli studi per individuare i migliori metodi da suggerire.
L’affanno di molti manager in effetti ruota esattamente intorno a lancette e calendari. Tutto incombe, l’ansia sale, la produttività vacilla.
Il manager che agisce sotto questa pressione facilmente perde l’orientamento, accumula stress, scarica tensioni sul team.

Quante tecniche salva-tempo avete provato? Con quanta buona volontà avete approntato scalette di priorità, rivisto abitudini negative, tentato una migliore pianificazione delle giornate e dei programmi di lavoro?
Senza dubbio riordinare le idee e le agende, sviluppare capacità di concentrazione, imparare a dire i giusti no, allenare il self-control, ottimizzare l’organizzazione degli impegni, sono passi eccellenti per affrontare efficacemente la sfida del tempo che incalza. Eppure non bastano.
Tutti i pur utilissimi escamotage per smettere di procrastinare, per aumentare la focalizzazione, per meglio definire un modus operandi snello e direzionato, non sono risolutivi se a monte non sono guidati da un adeguato approccio mentale.

Il vero salto è fermarsi innanzi tutto a un faccia a faccia con il tempo.
Riconoscergli il prezioso valore che ha è il pensiero più sorprendentemente produttivo che possiamo generare.
Se acquisiamo consapevolezza che il tempo fugge e che è essenziale, se ci sono chiari i nostri compiti e i nostri traguardi, la vera conquista è diventarne padroni. Padroni della scelta. La scelta di impiegarlo, rispettarlo e viverlo nella misura e nella maniera ideali ai nostri scopi e alle nostre motivazioni. Davvero, se non lo rispettiamo, il tempo non rispetterà noi.
Ben prima e ben al di là di quanto può portare la buona pratica di una tabella di marcia, ci sono il nostro potere e la nostra responsabilità: siamo noi a decidere quali contenuti dare al nostro tempo!

Peraltro, proprio a proposito di qualità e quantità di tempo dedicato a progetti e attività di valore, il rischio di affidarsi totalmente e ciecamente a una guida rigida è duplice:

  • disabituarsi all’imprevisto e lasciarsene quindi spiazzare;
  • mortificare la creatività che spesso alberga nel ‘caos’.

Stabilire una reale relazione e una continua connessione con il tempo ci rende fortemente centrati e abili a governarlo ma anche permeabili alle occasioni da cogliere al volo, prontamente lungimiranti, agili nelle intuizioni che anticipano eventi o che fanno, appunto, risparmiare tempo…
Il manager che ha allenato più competenze e qualità, capace di delegare e controllare, serenamente svincolato da un affannoso multitasking, tenacemente determinato agli obiettivi ma pure costantemente ispirato dal benessere personale, dalle buone interazioni, dallo spirito positivo, non è schiavo del tempo, lo attraversa in modo attivo, curioso, efficiente. È un manager che sa rimediare anche all’umano errore di valutazione o a un cellulare che squilla e improvvisamente cambia qualche carta in tavola!