In psicologia si intende l’empatia come la capacità di comprendere lo stato d’animo e la situazione emotiva di un’altra persona, in modo immediato, prevalentemente senza ricorso alla comunicazione verbale.

Indica in generale quei fenomeni di partecipazione intima e di immedesimazione che favoriscono il contatto e la relazione con gli altri. Nell’uso più comune, l’empatia è l’attitudine a offrire la propria attenzione a un’altra persona: avvicinarsi ed esporsi ma al contempo portare l’altro nel proprio “mondo”. L’empatia fornisce informazioni utili per comprendere, leggere ed interpretare i bisogni impliciti e le motivazioni più profonde del comportamento delle persone. Instaurare relazioni empatiche e di qualità acuisce la nostra sensibilità percettiva e a volte permette anche di prevedere alcune risposte e comportamenti.

Considero l’empatia una qualità molto importante per tutti, in ambito personale e lavorativo, la trovo addirittura essenziale per un leader. Il risvolto nel business è evidente nella comunicazione, nel marketing, nella vendita, dove intercettare i sentimenti diffusi o peculiari, cogliere le aspettative, conquistare la fiducia e la ‘simpatia’, relazionarsi in modo efficace e persuasivo, sono caratteristiche sostanziali. La verità è però che anche all’interno dell’azienda il ruolo dell’empatia è centrale: per la leadership, per il management, per le relazioni tra Risorse Umane.

L’empatia fluidifica, risolve, crea cooperazione, genera feeling, predispone ad atteggiamenti collaborativi. Non solo. Fondamentalmente amplia le vedute, facilita l’approccio alle difficoltà, produce un clima disteso e quindi potenzialmente molto più creativo e produttivo.

Una leadership empatica registra attenzioni e rispetto, consolida i legami, libera risorse emotive preziose, fa circolare di più e meglio le idee.

I rapporti umani non sono un tassello dell’organizzazione, sono una rampa di lancio per le migliori espressioni del team.

All’esterno, naturalmente, l’empatia significa innanzi tutto comprensione del target di riferimento e delle sue esigenze quindi possibilità di un branding efficace. Questo implica ascolto, osservazione, percezione e dialogo. La clientela è una sorta di specchio che restituisce esattamente l’immagine dell’azienda.

Meraviglioso possederla come dote naturale ma possibile affinarla e perseguirla:

– disponendosi ad uscire dai propri schemi mentali;

-evitando atteggiamenti autoritari e arroganti e ponendosi invece con autorevolezza congiunta a sincero e profondo interesse per le altrui opinioni;

– mettendosi seriamente in gioco per costruire uno scambio costruttivo;

– comprendendo le sensibilità altrui, considerando che ognuno ha la sua storia personale che forma carattere e personalità e che è possibile portatore di valori da conoscere;

– concependo il confronto con gli altri quale momento di crescita personale.

E’ fondamentale, insomma, dare quanto ricevere: nella vita come nel business mai perdere un’occasione di incontro.

Il web ha allargato le frontiere del business e ampliato i mezzi di comunicazione ma non ha assolutamente tolto importanza all’empatia, anzi ha reso possibile esercitarla in modo fortemente seduttivo, nei social media e in tutti gli spazi di virtuali che non sono altro che una rappresentazione o anticipazione della realtà.

Niente più di una comunicazione empatica e coinvolgente contribuisce all’esperienza di scelta e di acquisto gratificante per il cliente.

Alla fine l’empatia è una forma di intelligenza e, in quanto tale, può essere allenata e incanalata nella giusta direzione. Sviluppare il proprio Quoziente Empatico dovrebbe essere un obiettivo primario, per leader e manager: faccio business per quello che offro ma anche per chi sono e per come lo offro.