L’ottimismo è a pieno titolo annoverato tra le soft skills più importanti, nella vita e nel lavoro, a maggior ragione in un’epoca complessa come la nostra.

Non è solo una qualità innata, è una vera competenza che si può acquisire, consolidare, sviluppare.

L’ottimismo “fa la differenza”: non ci fa arrendere, ci fa valutare i problemi e le criticità senza catastrofismo, ci muove alla soluzione, non ci fa perdere tempo in drammatizzazioni inutili e ci lascia intatta la fiducia sulle nostre possibilità.

Invece di mettere in discussione tutto, vedere nero, crogiolarsi nella visione negativa, l’ottimista pensa che c’è solo un errore cui porre rimedio, un’alternativa da trovare, un intoppo da risolvere. Ecco, l’ottimista è una persona incline o addestrata alla re-azione, a misurare le cose per quello che sono senza ingigantirle, a conservare la sana consapevolezza che si può risollevare qualsiasi andamento con la giusta lucidità e una buona dose di determinazione.

L’ottimista davanti a qualcosa che va storto che fa? Non perde entusiasmo, concentrazione, impegno. E non perde tempo. Il tempo di lagnarsi, vittimizzarsi, farsi inghiottire dalla disperazione è sprecato, per non dire pericoloso e dannoso. Lui lo sa e, al contrario del pessimista, circoscrive la questione e si rimbocca le maniche.

Possiamo (e dobbiamo!) dunque essere ottimisti perché è una carta vincente! L’ottimismo semplifica, raggiunge, è efficace e produttivo.

Credete forse che gli ottimisti siano inguaribili idealisti romantici? Credete forse che l’ottimismo sia un pensiero positivo oltranzista, da sognatori incalliti?

Sbagliate. L’ottimismo, super competenza 4.0, è realista, solido, critico, obiettivo.

Non vede rosa dove il rosa non c’è. Semplicemente non rimane a terra in balia degli eventi. Sa isolare e contestualizzare quello che non ha funzionato, il fallimento, lo sbaglio, la mancanza e dunque focalizzarsi su ciò che è opportuno fare per ribaltare, colmare, rettificare, cambiare. Non permette a un cattivo risultato di mandare a rotoli tutti quelli buoni.

Si può quasi parlare di strategia dell’ottimismo?

Di certo non esorto a un ottimismo cieco, sprovveduto: non è mai opportuno sottovalutare limiti e difficoltà e una certa quantità di prudenza e di timore ci mettono al riparo dall’avventatezza. Sono invece assolutamente persuaso del potere dell’ottimismo intelligente: accorto ma coraggioso.

Da cosa potete partire per allenarvi all’ottimismo?

Ad esempio restando centrati sul presente, coltivando la passione e la motivazione, ponendo attenzione a ciò che va bene, gratifica, conferma le vostre abilità, avendo cura di frequentare chi può darvi benefici stimoli.

Sono solo i primi passi ma orientano alla scelta: la scelta di essere ottimisti. Proprio così, è innanzi tutto una decisione da prendere, per non farsi travolgere dal primo refolo di vento.

Del resto chi si sente caratterialmente poco portato chiede aiuto. Perché? Perché in fondo ha già maturato la convinzione che l’ottimismo è un’arma vincente.

E soprattutto: smettila di lamentarti…Provare per credere!