Le aziende rilevano non poche difficoltà nell’inserimento e nella gestione dei Millenials, i giovani della generazione Y, nonché nella comunicazione tra i Millenials e le altre risorse umane.

D’altra parte è vero che sono portatori di nuove competenze funzionali alla sfida aziendale del III° millennio e, entro una decina d’anni, costituiranno il 75% circa della forza lavoro e questo significa che è necessario e urgente affrontare positivamente la questione ovvero individuare i sistemi per attrarre e trattenere i millenials, mettere a frutto il loro talento, saper interagire con loro in modo produttivo e efficace, trovare le giuste chiavi per favorire il dialogo tra generazioni.

Mi piace molto la ricostruzione dei Millenials e delle problematiche lavorative correlate offerta da Simon Sinek e, soprattutto, ne sposo la geniale posizione che mette in capo alle aziende la responsabilità di dare un futuro, ai millenials.

Leggo questa responsabilità in termini di opportunità.

In sostanza il problema che le altre generazioni riscontrano sulla Y è quella di voler scalare la vetta senza troppi sacrifici, di aver bisogno di continue iniezioni di fiducia, di essere poco adattabili alle rigidità organizzative. Questo fa sembrare i giovani fragili e poco resilienti. La verità credo sia nel sogno e nello scopo. Hanno bisogno di leader che sappiano sedurli e motivarli, che li rendano partecipi di una vision e importanti allo scopo.

Sicuramente anche sul versante operativo gestire in azienda i Millenials richiede un cambio di passo e di cultura: maggiore flessibilità di orari, differente comunicazione, empatico e coinvolgente clima aziendale. E, naturalmente, una politica che metta in relazione le generazioni puntando sulla complementarietà e sulla diversità come risorsa attraverso specifiche azioni di socializzazione o momenti formativi in affiancamento ad esempio.

In effetti il salto sta nel puntare sulle persone più che sui processi. Il business sta attraversando una rivoluzione e non è pensabile che le imprese possano raggiungere gli obiettivi senza il loro maggior patrimonio ovvero le risorse umane. Occorre che gli imprenditori investano, sui Millenials, e lavorino su di loro e con loro.

Se, come abilmente dice Sinek, la generazione Y è avvezza alla dopamina da like e consensi facili, da gratificazioni immediate, da stimoli e risposte energizzanti, è più che opportuno rimeditare la cultura aziendale e offrire a questa generazione un’alternativa che scateni altrettanta euforia, che trasmetta valori attraenti: quello della passione, quello della conquista, quello dell’eccellenza possono essere traini vigorosi.

Questo in fondo rivendicano i millenials: il diritto di inseguire e realizzare un sogno.

Il punto di incontro esiste, bisogna attivare gli strumenti per trovarlo. Imparare a dare fiducia e a ottenerla, instaurare un circolo virtuoso di conoscenze e capacità, di idee e di modalità.